Genova Notte Bianca 2009 – Quello che non ho fotografato

Esco a fare foto alla Notte Bianca 2009.

Ho in mente di riprendere le folle che invadono le piazze, le persone perse nella danza, i performers che si esibiscono, le luci, le trasformazioni della città. Gli amici che condividono con me questi momenti.

Ma mi ritrovo a non riuscire a fotografare le storie che le persone stanno vivendo in quelle ore: coppie che litigano, coppie che si baciano appassionatamente, ragazzi che ci provano con le ragazze, occhiate e danze sensuali, amici persi nell’esaltazione di questo o quel cantante, le droghe assunte, il livello di alcool, il rumore ed la musica, la sensazione di essere tutti accomunati da questo grande evento eppure li sento così distanti…come se essere a caccia di fotografie mi ponesse su un piano diverso, cerco di confondermi tra loro, ma più tento, più sono consapevole di non riuscirci e allora mi riparo dietro l’obiettivo e festeggio i rari incontri con gli indigeni che mi chiedono di essere fotografati.

Foto Notte Bianca Genova 2009

La Notte Bianca. La miriade di eventi. La folla. La musica.

Sono uscito di casa per registrare la citta’ diversa, la citta’ invasa. I concerti e la gente che balla.

La notte biologica e’ stata cancellata dalla musica, il tempo e’ fluito verso l’alba da un palco all’altro.

Disco sotto il tendone delle feste.
Disco sotto il tendone delle feste. Clicca per vedere le altre foto.

EccentriCittà: il concorso di Seat Pagine Gialle

Non partecipate! Perche? Se leggete il regolamento capirete che:

  1. Non si vince niente
  2. Si cedono i diritti delle foto selezionate per tre anni senza remunerazione
  3. Si contribuisce all’impoverimento della professione del fotografo

Qualcuno potrebbe obiettare che serve per farsi pubblicità e far conoscere il proprio nome, ma sinceramente altri concorsi offrono la stessa possibilità premiando davvero i vincitori e non sfruttandoli solamente.

Dobbiamo stare attenti ai concorsi fotografici, leggerne i regolamenti nei dettagli, perché quasi sempre sono soltanto un’espediente per acquisire fotografie a prezzi stracciati, fuori dagli standard di mercato. Se l’amatore li vede come una possibilità di far conoscere il proprio lavoro, i professionisti li vedono come vere rapine nei loro confronti, perché servono a far diminuire il valore della fotografia di qualità.

Provate a pensare a quanto dovrebbe essere pagata una fotografia per essere stampata sulla copertina di una pubblicazione di distribuzione nazionale, sicuramente si supera il migliaio di euro (vedi il tariffario ufficiale delle prestazioni fotografiche).

Avete partecipato a concorsi fotografici? Siete stati tra i vincitori? Qual’è stata la vostra esperienza in merito?

Mostra – Miles Aldrige: Doll Face

dollface

Miles Aldrige
Doll Face
Hamiltons Gallery
2 aprile – 10 maggio 2009

Aldridge ci conduce in un mondo surreale e patinato, in cui le modelle sembrano corpi inerti che seguono una sceneggiatura. Fotogrammi estratti da film mai girati, le fotografie trasudano un disperato bisogno estetico che non riesce a soddisfarsi mai.

Il colore è materia fisica che riempie l’immagine e ne diventa il soggetto principale assieme al dettaglio: le unghie laccate, le scarpe e i capelli che è facile scambiare per sculture.

Critica del bombardamento mediatico che ci vuole trasformare in marionette del teatro della moda e della vuota estetica oppure soltanto riflessione sulla surreale convergenza tra l’immaginario patinato e l’imperfetta vita quotidiana?

Se la domanda non ammette risposta immediata, né tantomeno definitiva, è indiscutibile l’ironia presente in ogni scatto: il sorriso nasce dall’audace uso dei cliché e degli stereotipi per oltrepassarli, ma anche per renderli forse ancor più subdolamente attraenti.

Gli adulti si trasformano in bambole per soddisfare il proprio e l’altrui bisogno estetico indotto, fino a diventare caricature di se stessi ed essere intrappolati in un film di David Lynch.

Steidl ha da poco pubblicato Miles Aldridge: Pictures for Photographs, un grande libro che raccoglie fotografie e disegni. I disegni sono particolarmente interessanti perchè rivelano in crudele imperfezione le idee dell’artista in formazione e i dettagli orchestrati con premeditazione.

Due fotografi

George Georgiou
L’ho scoperto sulla rivista online Deep Sleep, nell’edizione sul tema “Invisible”. Il suo reportage dagli autobus svela le transizioni quotidiane attraverso la citta’. Georgiou ha vinto due premi alla prestigiosa World Press Photo con i suoi reportage fotografici dai Balcani. Ha uno stile asciutto, diretto, leggero e un po’ trasfersale.

Bruce Haley
I suoi reportage di guerra (specialmente Burma) sono scioccanti, ma servono per non dimenticare che la violenza, l’orrore ed il dolore sono ancora troppo comuni in alcune parti del mondo.

BERTHA MAG – rivista online di fotografia

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Bertha Mag è una rivista online dedicata alla fotografia. E’ semplicissima. Ogni tanto esce un nuovo nuomero che presenta una manciata di fotografi tramite le loro fotografie. Nessun testo introduttivo. Nessun testo critico. Nessuna pubblicità. Ho appena scoperto che il direttore ed editor si chiama Magali Polverino, lo trovate su Facebook. I lavori selezionati sono sempre di ottima qualità, molto vari ed interessantissimi. Se pensate di avere un progetto interessante da proporre, non esitate! Basta mandare un link oppure immagini a bassa risoluzione a submissions@berthamag.com. Fatevi avanti!

Fotografia e Società – Gisele Freund

(brevissima recensione del libro: Gisele Freund, “Fotografia e Società”, Einaudi, 2007).

La nascita della fotografia in Francia all’inizio del XIX secolo portò profondi cambiamenti nella visione che l’uomo, come singolo o come gruppo, aveva di se stesso. La crescita della borghesia e l’ascesa sociale di molti piccoli borghesi necessitava di un nuovo tipo di ritrattistica, che fosse più economico, ma anche più veritiero, del classico dipinto. Veniva richiesta maggiore immediatezza e la possibilità di copie multiple. Soddisfando questi bisogni, la fotografia si è evoluta inseguendo i gusti dei clienti ed il profitto, spesso perdendo il legame con l’arte e la capacità di superare la semplice rappresentazione (vedi per esempio le differenze tra Nadar e Disderi).

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Jules Verne fotografato da Nadar

La Freund analizza il ruolo della fotografia nella società fino agli anni ’70. Le innovazioni tecniche o i cambiamenti sociali, cosi come la diffusione delle riviste, della pubblicità e poi della televisione, e del fotoritocco, hanno influenzato moltissimo la percezione del pubblico verso l’immagine fotografica. Inoltre la fotografia è diventata onnipresente, inondando d’immagini la vita quotidiana. Queste relazioni vengono svelate e descritte con chiarezza, tramite numerosi esempi tratti dall’esperienza personale o di conoscenti, rendendo la lettura sempre interessante.Infine, si ritorna sul tema dell’arte come espressione artistica, soprattutto in una società ormai pervasa da fotografi dilettanti che scattano milioni di fotografie ogni anno.

Gisele Freund è anche fotografa. Il link vi porterà alla lista dei suoi libri su Amazon.co.uk

Il libro è suddiviso in capitoli prima cronologici e poi tematici:

0. Premessa
1. Precursori della fotografia

2. La fotografia durante la monarchia di Luglio

3. I primi fotografi
4. La fotografia durante il secondo Impero
5. Reazioni e atteggiamenti degli artisti contemporanei nei confronti della fotografia
6. Fioritura e decadenza del mestiere di fotografo
7. La fotografia come mezzo di riproduzione dell’opera d’arte

8. La fotografia giornalistica

9. Nascita del fotogiornalismo in Germania
10. Le riviste popolari negli Stati Uniti
11. La fotografia come strumento politico

12. La fotografia e la legge

13. La stampa scandalistica
14. La fotografia come espressione artistica
15. I fotodilettanti

Faces – il ritratto ambientato a Lucca

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La mostra principale del LuccaDigitalPhotoFest si chiama Faces ed è dedicata al ritratto ambientato nel XX secolo. Il termine ritratto ambientato è stato coniato negli anni cinquanta per descrivere le fotografie che Arnold Newman a scattato a celebrità come Marilyn Monroe, John F. Kennedy, Jackson Pollock e tanti altri. L’idea consiste nello sfruttare il contesto per meglio definire la personalità e il ruolo sociale del soggetto. Quindi particolare attenzione ai vestiti, ma soprattutto agli oggetti e all’ambientazione: salotto borghese, fucina operaia, pianoforte etc. Ma Newman non è stato il primo fautore di questo stile, anzi esso risale proprio agli albori della fotografia nell’ottocento, quando i nuovi ricchi borghesi volevano farsi ritrarre per affermare lo status sociale recentemente acquisito. Se agli inizi la fotografia di ritratto emulava i dipinti principeschi dell’aristocrazia, i nuovi borghesi spingono verso una descrizione più oggettiva anche se sempre enfatizzante (v. Gisele Freund, “Fotografia e Società” entro Natale recensito per The Zen of Balda).

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La mostra esplora numerosi approcci partendo con i ritratti pittorialisti di Steichen, passando per quelli mitizzanti di Curtis agli indiani d’america e quelli catalogatori ai tipi tedeschi di Sander, per sfiorare il ritratto sociale di Dorothea Lange, Paul Strand, e corteggiare il ritratto artistico e agli artisti di Ugo Mulas (wiki) e Andy Warhol, per arrivare alla street photography di Ed Van Der Elsken e i reportage urbani di Fink e Owens, terminando con recenti lavori dell’Est europeo.

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Per ogni fotografo sono state selezionate alcune fotografie rappresentative e l’autore è presentato con una concisa, ma efficace introduzione. Le sale sono accoglienti e le opere ben illuminate, il percorso è cronologico e permette di confrontare stili diversi ma contemporanei.
Perché andarci?
Un buon ritratto fotografico permette di entrare in contatto con l’essenza delle persone, anche se forse è un’essenza selezionata e rifinita dal fotografo. Un buon ritratto ambientato ci restituisce anche il senso di un’epoca, o meglio, di quella parte di società in cui il soggetto si colloca. E allora è come fare un viaggio nel tempo e nello spazio per penetrare in tanti contesti diversi. Se da un lato la mostra si muove cronologicamente dagli inizi del novecento agli inizi del duemila, i fotografi si muovono nello spazio fisico e sociale a loro contemporaneo, offrendoci una visione variegata del XX secolo. Oltre alla scelta del soggetto, i fotografi sfruttano stili differenti per trasportarci nell’esplorazione dell’altro. Visitare questa mostra diventa pertanto un’esperienza a più livelli.

P.S. di Ugo Mulas sono presentate due serie: una su Marcel Duchamp e l’altra su Lucio Fontana, sul quale è in corso una bella mostra al Palazzo Ducale di Genoa. Prossimamente recensione anche di questa.

Lista completa fotografi con link ad Amazon.co.uk:
Edward Steichen
August Sander
Edward Curtis
Ernest Joseph Bellocq
Paul Strand
Dorothea Lange
Arnold Newman
Ugo Mulas
Diane Arbus
Andy Warhol
Larry Clark
Malick Sidibé
Bill Owens
Ed Van Der Elsken
Jitka Hanzlova
Boris Mikhailov
Adam Broomberg & Olivier Chanarin

Dove e quando
Fondazione Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, Lucca (link a Google Maps)
Dalle 10 alle 19 fino al 31 gennaio 2009.
Prezzo: 7 intero, 5 ridotto

Sivia Noferi – Hotel Reverie (fino al 29 gen 09)

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Reverie – sogno, fantasticheria.
“Di quale altra libertà psicologica godiamo oltre a quella di fantasticare? Psicologicamente parlando, è proprio nelle rêveries che siamo degli esseri liberi” scrive Gaston Bachelard nel suo La poetica della rêverie (1960)

Un albergo da ristrutturare, stanze da sventrare e poi rinnovare, un passato che scompare, un futuro in embrione ancora da definire. Personaggi, catapultati dai loro sogni in questi spazi sospesi, recitano un copione a noi ignoto. Ne percepiamo la tensione, ma anche il distacco dal quotidiano, forse ci svelano una realtà più intima e nascosta.
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Forse un po’ troppo estetiche (?), le foto in esposizione si lasciano leggere solo se abbiamo la pazienza di osservarle a lungo e la volontà di scrollarci di dosso i pregiudizi che ci accompagnano. Ma poi veniamo premiati. Le foto di Silvia Noferi lentamente ci trascinano in queste piccole situazioni sospese e lì rimaniamo intrappolati, finché non sopraggiunge il risveglio…

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Segue il comunicato stampa ufficiale:

INAUGURAZIONE MOSTRA PERSONALE DI SILVIA NOFERI
Hôtel Rêverie
a cura di Valeria De Simoni
4 dicembre 2008 – 31 gennaio 2009
Inaugurazione: giovedì 4 dicembre 2008, ore 18 – 21
Il 4 dicembre 2008 inaugura alla galleria DAC la mostra Hôtel  Rêverie, prima personale genovese di Silvia Noferi (Firenze, 1977). La giovane fotografa presenta una serie inedita di scatti ispirata al saggio di Gaston Bachelard intitolato La poetica della rêverie (1960 Presses Universitaires de France). Il termine francese rêverie viene generalmente tradotto in italiano con le parole fantasticheria, sogno. Per il filosofo francese la rêverie rappresenta quel fenomeno della veglia in cui l’Io fugge dal reale vagando libero da qualsiasi influenza contingente. “Di quale altra libertà psicologica godiamo oltre a quella di fantasticare? Psicologicamente parlando, è proprio nelle rêveries che siamo degli esseri liberi” scrive l’autore. Distensioni psichiche, immaginazioni fantastiche, “le folli rêveries guidano la vita”. Stanze vuote, pareti scrostate, stucchi dorati, pavimenti dissestati, marmi colorati, tappezzerie scollate. Per questo nuovo ciclo di opere l’artista ha scelto come location un albergo di Firenze in fase di ristrutturazione. Si tratta di spazi sventrati, polverosi, che in parte mostrano ancora la raffinatezza dei vecchi arredi, la suggestione degli ambienti, il ricordo del tempo trascorso. I modelli di Silvia Noferi posano di fronte alla sua Rolleiflex intenti a compiere gesti di varia natura oppure fissi nella più totale immobilità. La composizione scenica è essenziale e rigorosa,  tuttavia incerta e ambigua. La prospettiva intimista. L’atmosfera è  quasi metafisica, lontana dalle circostanze del presente. Pochi gli indizi narrativi: antefatti, sviluppi e dettagli non vengono svelati. I soggetti ritratti, come fossero una nostra illusione, o meglio, una proiezione dell’artista, sembrano indugiare come personaggi in cerca d’autore su di un palcoscenico in allestimento.
In mostra verranno presentate opere fotografiche singole di medio formato, dittici e trittici.
Silvia Noferi è nata a Firenze nel 1977. Vive e lavora a Scandicci (FI).
Principali mostre collettive: 2008: Fotografia Festival Internazionale, Spazio EX GIL, Roma; Cina, Cina, Cina!, Spazio Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze. 2007: Kaunas Photo Festival, Lithuania; Sguardi toscani, Fine Arts Cove Gallery, Firenze; Desire, un progetto di Kris Van Assche, in occasione di Pitti Immagine Uomo 71, Fondazione Pitti Discovery, Firenze. 2005, Fotoesordio, premio del concorso Interfacce, GAM, Roma.
Talent prize 2008, menzione speciale della giuria
Le citazione nel testo sono tratte da G. Bachelard, La poetica della rêverie, Edizioni Dedalo, Bari, 2008
DAC – De Simoni Arte Contemporanea
piazzetta Barisone 2r (angolo via delle Grazie)
16128 Genova
tel. +39 010 859 2283

Proximity: Stuff (cose)

Una parte del mio progetto Proximity (beta), che indaga il binomio vicinanza-indifferenza, è dedicato al rapporto dell’individuo e della massa con le cose e principalmente con lo shopping.
E’ importante per me raffigurare la vicinanza fisica tra persone che s’ignorano, perchè siamo assorti nei nostri pensieri, in quello che dobbiamo fare o nella nostra destinazione.
Nei supermercati questo fenomeno è ancora più accentuato, quasi ci scontriamo, ci urtiamo coi carrelli, le altre persone diventano più ostacoli da superare che mondi da scoprire…

Pelliccia, Genoa, Salumi
Pelliccia, Genoa, Salumi
Cappello, Carrello, Salumi
Cappello, Carrello, Salumi
Scaffali, Prodotti, Indecisione?
Scaffali, Prodotti, Indecisione?
Congestione
Congestione