Vetrato al Monte Galero

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera:

“Il vetrato è un deposito di ghiaccio liscio, compatto e molto aderente, di forma e superficie indefinita. Si forma per il congelamento di grosse gocce di nebbia sopraffusa sulle superfici rialzate, con una temperatura compresa generalmente tra 0 e -3 °C, un rapido accrescimento e una lenta dissipazione del calore latente di fusione, senza bolle d’aria o altre impurità. Può formare accumuli molto pesanti, a causa della densità maggiore rispetto a calabrosa e galaverna.”

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Vetrato 3

Vetrato 4

Vetrato 5

Vetrato 6

Vetrato 7

Ciaspolando sul Monte Antola

La vigilia di Natale sono andato con alcuni amici a ciaspolare (i.e. camminare con le racchette da neve) lungo il crinale che va da Casa del Romano al Monte Antola, la vetta dei Genovesi. Questo percorso non presenta né particolari difficoltà, né grandi dislivelli: è una panoramica passeggiata di un paio d’ore che permette di conquistare la vetta dell’Antola con facilità, godendosi l’ampio panorama sull’Appennino genovese, il Mediterraneo e la Pianura Padana. Il 24 è stato un giorno particolarmente limpido, anche se non si vedeva la Corsica si distinguevano nititdi i profile del Monviso, del Monte Rosa e di tutte le Alpi che ci stanno in mezzo. La pianura sembrava rimpicciolita tanto questi monti si vedevano bene. Al ritorno, dopo il tramonto, il cielo ci ha regalato sfumature incredibili, che andavano saturandosi con il calar della luce fino a trasformarsi nel blu-nero della notte. Su Picasa trovate un album più completo, qui vi propongo una ridottissima selezione.

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Fotofinish presso la vetta
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La nuvole basse che arrivano dal mare riempono le valli a ponente

Ritornando al tramonto
Ritornando al tramonto
L'infinito
L'infinito
La magica luce dopo il tramonto
La magica luce dopo il tramonto

Pulcinelle di Mare in volo

Ho fotografato questa coppia di Pulcinelle di Mare (Fratercula arctica) sull’isola di Lunga, nelle Treshnish Isles, Scozia. Mi sono appostato davanti a questa roccia dove arrivavano di continuo i buffi uccelli. Volevo catturare l’istante dell’atterraggio. Sono stato fortunato, una pulcinella stava per atterrare in testa ad un’altra, che e’ scappata via in modo rocambolesco.
E’ possibile acquistare la licenza per questa immagine via Photoshelter.

Hotel con vista!

Camera con vista al Bivacco Guiglia (m. 2415), vicino ai Laghi di Fremamorta, Valle Gesso
Parco Naturale delle Alpi Marittime

Provate a paragonare questa vista a quella di qualsiasi altro albergo nelle Alpi….
…apri la porta della camera e sei subito sospeso sopra le nuvole tra giganti di pietra, senza compromessi, direttamente sul tuo corpo…
il prezzo? due ore e mezza di salita!

Colle di Fremamorta – Alpi Marittime

Colle di Fremamorta con la caserma della prima guerra mondiale
Parco Naturale delle Alpi Marittime

Sopra Terme di Valdieri ci sono i Laghi di Fremamorta, liquidi gioielli alpini incastonati nelle pietraie tra pareti verticali di roccia e protetti dalla Cima di Fremamorta (2700m) che si raggiunge dall’omonimo colle.
I laghi giacciono in fila lungo un ripiegamento del pendio che si affaccia sul massiccio del Corno Stella e dell’Argentera.
Tra le moltissime specie di fiori si aggirano folti branchi di camosci e anche l’occasionale coppia di stambecchi che sembra aver trovato riparo in una caserma abbandonata della prima guerra mondiale (foto a seguire).

Parco del Gigante – Appennino Reggiano

Il Parco del Gigante è situato in provincia di Reggio Emilia al confine con la Toscana.

La zona che ho visitato si sviluppa fra i passi del Cerreto e del Lagastrello.

Il Passo del Cerreto è un’importante valico appenninico che mette in comunicazione la zona di Aulla con la provincia di Reggio Emilia, formando un ponte tra il Tirreno e la Pianura Padana. E’ molto frequentato dai motociclisti, che sfrecciano sicuri di se curva dopo curva immersi in boschi di faggi e fra ampi pascoli che si aprono su entrambi i versanti appenninici. Purtroppo il rombo dei motori si propaga anche negli angoli più nascosti di questa zona del parco che comprende l’Alpe di Succiso (m. 2017), la maggiore cima dell’area.

L’itinerario che ho percorso parte dal bar-rifugio del passo del Cerreto e si sviluppa lungo il confine, verso nord. Si segue un sentiero naturalistico con ceppi numerati che indicano zone particolarmente interessanti: il pascolo con le sue numerose fioriture primaverili, le doline, il sottobosco della faggeta, sorgenti etc.

In mezz’ora si giunge al Passo dell’Ospedalaccio, raggiunto anche da una panoramica strada sterrata, che consiglio di percorrere in MTB. Qui c’è un’enorme prato, che in primavera si ricopre di splendide fioriture, tra cui spiccano particolarmente i narcisi bianchi. A nord s’innalza bruscamente il Monte Alto, il suo fianco ripido diventa sempre più brullo e culmina con aguzzi salti rocciosi. Gli audaci fra di voi saranno spinti ad affrontarne le difficoltà percorrendo il sentiero che ne segue la cresta e che a tratti è attrezzato.

Se invece si prosegue per le Sorgenti del Secchia, dopo una breve salita, si sarà ripagati nell’accedere ad una conca fatata: una prato di erba corta e verdissima, protetta dagli impervi pendii del Monte Alto e dell’Alpe di Succiso a nord, est e ovest, con decorazioni di faggi e a sud-est la protezione è costituita dal fitto bosco dal quale si emerge. Un paio di ruscelli di acqua limpida ne solcano la terra, mentre è facile trovare compagnia in un gruppo di cavalli semibradi. Quest’anno c’era anche un puledro ed una cavalla incinta.

Qui ho messo la tenda e mi sono goduto uno stupendo spettacolo naturale: il sole calante sfiorava la cresta rocciosa e dipingeva d’oro i faggi e le rocce, creando preziosi riflessi sfuggenti sui ruscelli adornati di grandi fiori gialli. Gli uccelli cantavano i loro richiami serali, chi si preparava a dormire e chi si svegliava, pronto ad iniziare una notte di caccia. I cavalli si rincorrevano spensierati, mentre la cavalla incinta se ne stava in disparte continuando a brucare, d’altronde deve alimentare due stomaci!

La notte è stata molto agitata, il vento soffiava molto forte e comprimeva e piegava la tenda. Al mattino si è calmato e col sole a scaldarci abbiamo fatto colazione con vista.

La salita alla Sella del Casarola, sul crinale che congiunge l’Alpe di Succiso al Monte Casarola è piuttosto precipitosa. A parte un dolce inizio attraverso la faggeta, appena si esce allo scoperto il sentiero s’impenna, guadagnando quasi tutto il dislivello che separa la conca dalla sella in un’unica tirata. Per fortuna basta alzare lo sguardo e lentamente farlo scivolare sulle rotonde e verdi forme che formano l’appennino reggiano. Dal continuum di faggi emerge prorompente la cima del Monte La Nuda, con la sua corona di spine rocciose. Raggiunta la sella siamo stati colpiti da uno sferzante vento che soffiava così forte da ostacolare il cammino. Da qui in un quarto d’ora di spettacolare cavalcata lungo il crinale, che sembra di essere sospesi nel vuoto, si raggiunge la vetta dell’Alpe di Succiso.

Dalla cima si gode il panorama a 360 gradi sul territorio circostante. Si riescono ad individuare le caratteristiche saliente del paesaggio: i crinali del Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano a nord-ovest, immaginando il Lago Paduli fra due onde di terra; il lago del Monte Acuto, ma non il Rif. Città di Sarzana, nascosto dagli alberi; la Pietra di Bismantova a nord-est, se la giornata è particolarmente limpida; il Monte Cusana ed il Monte La Nuda a sud-est; a sud-ovest il crinale scende fino al Passo della Roccia Tagliata e poi risale sul confine con la Toscana.

Per il ritorno si può percorrere a ritroso la cresta fino alla sella e continuare fino alla vetta del Monte Casarola, per poi discenderne il crinale orientale fino ad incontrare la strada forestale che riporta al Passo dell’Ospedalaccio. Consiglio questa variante, anche se la discesa è ripida e stancante e il ritorno lungo la forestale più lungo, per lo spettacolo che si gode passo dopo passo: l’appennino che dolcemente degrada verso la pianura, i monti che diventano verdi colline, contrappuntate dallo spillo della Pietra di Bismantova. Nel bosco, inoltre, non è raro sorprendere qualche animale: il capriolo o la più furtiva volpe.

Bivacco alle Sorgenti del Secchia

Appennino Tosco-Emiliano

Una nuova scoperta per me e’ stato il tratto dell’Appennino Tosco-Emiliano dal Passo della Cisa al Passo del Lagastrello. Ho percorso questo splendido crinale che divide l’Emilia dalla Toscana in tre giorni, dormendo in tenda e godendomi un grandissimo spettacolo naturale.
La prima parte del tragitto (dal Passo della Cisa al Passo del Cirone) si sviluppa dolcemente su dorsali erbose inframmezzate da boschetti di faggi, toccando le cime arrotondate dei Monti Valoria, Fontanini e Beccara.
Dal Passo del Cirone si sale a raggiungere i Prati del Tavola, uno stupendo pascolo verde punteggiato da magnifici faggi. Dal Tavola si attraversa un bel bosco e quindi si sale bruscamente al Monte Orsaro. La vegetazione diventa tipo brughiera: mirtillo e rododendro. Seguendo il crinale ora piu’ aspro si raggiunge il Monte Braiola ed il piu’ alto e famoso Marmagna, con l’enorme croce di metallo. Dalla cima si gode di una stupenda vista su entrambi i versanti appenninici, sul Lago Santo e il proseguio del crinale ed in lontananza si scorge l’Alpe di Succiso, nel Parco del Gigante.
Da qui si raggiungono le cime del Monte Aquilotto e Aquila per arrivare al Passo delle Gaudine. Invece di continuare al monte successivo si puo’ prendere un sentiero laterale e raggiungere le Capanne di Badignana, adagiate in una stupenda conca naturale, dove scorre finalmente un po’ d’acqua fresca che piu’ in basso allaga una torbiera ed alimenta i Lagoni. Risalendo verso il crinale si oltrepassa un paesaggio fantastico di rocce montonate (rocce lisciate dall’azione glaciale) colonizzate da avventurosi faggi. Si emerge in un pascolo protetto da ripide pareti rocciose. Il sentiero sale piu’ ripido fino a raggiungere il Lago del Bicchiere, ancora circondato dalla neve, subito sotto la cima del Monte Matto.
Dalla vetta si prosegue sul crinale: da un lato la ripida scarpata che porta alle foreste toscane, dall’altro un ambiente piu’ alpino: brughiera, rocce e laghetti.

Proseguendo sullo spartiacque si raggiunge il Monte Sillara da cui si dominano i rispettivi laghetti. Uno parzialmente ghiacciato. Piu’ avanti si sale sul Monte Bocco a dominare la valletta di Prato Spilla. Da una sella si imbocca un sentiero che scende ripido ed un po’ sconnesso alla statale del Passo del Lagastrello.

Scendendo dal Monte Fontanini, durante la prima parte del trekking.