Pensieri (Keynote, Steve Jobs, Macbook Air, Informazione vs Conoscenza)

Ieri c’è finalmente stato il tanto atteso Keynote di Steve Jobs. Dopo la presentazione dell’Iphone l’anno scorso, alte erano le aspettative per le novità di quest’anno. Premetto che non ho visto il keynote, ma ho solo letto velocemente il blog di MacWorld: le novità sono 4.

  1. Time Capsule
  2. Aggiornamenti Iphone
  3. Aggiornamenti Itunes
  4. Macbook Air

Il più interessante è sicuramente il Macbook Air. E’ un notebook sottilissimo, meno di 2cm, e leggerissimo, 1,36kg, senza compromessi in termini di usabilità:

  • Monitor widescreen 13,3″
  • Tastiera standard
  • Intel Core 2 Duo a 1.60Ghz
  • 2GB di RAM
  • HD da 80gb oppure SSD da 64GB (ad un prezzo supplementare di quasi 900 euro però)

Non c’è l’unità ottica (acquistabile separatamente, molto leggera e senza alimentatore, prende tutto quello che serve via usb). Ma il punto è che il Macbook Air è così wirelessly connected da poter facilmente fare a meno dell’unità DVD. Tanto ognuno di noi ha il suo Ipod con cui trasferire canzoni e dati, un piccola rete Wi-Fi domestica, il nuovo Time Capsule per il backup e, se proprio dovesse servire leggere un DVD (per installare Office 2008, per esempio), con l’applicazione Remote Disk, sarà possibile accedere alle unità ottiche dei PC o Mac nelle vicinanze. Incredibile ma vero!

Tutto bene fin qua. Avete letto le caratteristiche dello strabiliante Macbook Air, avete già aperto un nuovo tab del browser per controllare i prezzi sul sito Apple Store, state ricontando i vostri risparmi. E’ esattamente quello che ho fatto io ieri dopo che ho letto la notizia sul blog di MacWorld.

Ci rendiamo davvero conto di come i nostri pensieri e le nostre azioni sono influenzate o addirittura sottomesse ai media e alla pubblicità? Tutta questa storia del Keynote è solo pubblicità, ma ormai non ce ne accorgiamo più, perchè invece ci sembra di leggere notizie fresche di stampa, tutto fa informazione, mentre la pubblicità diventa sempre più pervasiva, travalicando ogni frontiera, confondendosi nei discorsi con i colleghi e gli amici, nei blog, nei telegiornali che trasmettono servizi sul CES, il PMA, e tutte le altre grandi esposizioni.

Come possiamo dichiararci autonomi, liberi, indipendenti da queste influenze? Probabilmente non basta scollegarsi dalla rete, leggere solo letteratura o saggi, evitando accuratamente la TV e la radio. In pratica non riusciremo più a comunicare con gli altri, visto che la maggior parte delle conversazioni ruota intorno ai temi della pubblicità. Non ci credete? Provate a stilare una lista degli argomenti di discussione in cui vi ritrovate coinvolti per una settimana.

Questo mio blaterare vuole solo sfiorare la differenza che sussiste fra informazione e conoscenza. Non voglio ora definire precisamente questi due termini, ma solo affermare che dal mio punto di vista (per quello che vale) la società moderna è sempre più annegata nell’informazione, travestita da conoscenza, per allettare l’innata curiosità umana. L’informazione non disseta l’animo, ma solo temporaneamente il cervello; crea dipendenza, ne serve sempre più, ma alla fine si ha solo un senso di stordimento, non di appagamento conoscitivo.

La gioia della conoscenza, per me, è quel sentimento di aver compreso qualcosa così a fondo che ormai è intrinsecabilmente parte di me e ha modificato il mio modo d’essere. Mi capita quando leggo della letteratura sublime, quando finalmente comprendo nel profondo una modello matematico che descrive incredibilmente bene dei fenomeni fisici, quando, dopo tanto riascoltarlo, un concerto di musica classica riesce finalmente a trasmettermi il corpus di emozioni infuse dal compositore.

Sapere che è uscito il nuovo Macbook Air mi sazia per un minuto, un giorno, forse un mese. Ma so già che fra un anno sarà un prodotto che necessiterà di aggiornamenti e che prima o poi sarà tempo di sostituire. L’informazione ha i tempi contati, la conoscenza è eterna (anche se erronea, ma questo un’altra volta, va bene?).

Bilancia, Genova Nervi, Gennaio 2008

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