Parco del Gigante – Appennino Reggiano

Il Parco del Gigante è situato in provincia di Reggio Emilia al confine con la Toscana.

La zona che ho visitato si sviluppa fra i passi del Cerreto e del Lagastrello.

Il Passo del Cerreto è un’importante valico appenninico che mette in comunicazione la zona di Aulla con la provincia di Reggio Emilia, formando un ponte tra il Tirreno e la Pianura Padana. E’ molto frequentato dai motociclisti, che sfrecciano sicuri di se curva dopo curva immersi in boschi di faggi e fra ampi pascoli che si aprono su entrambi i versanti appenninici. Purtroppo il rombo dei motori si propaga anche negli angoli più nascosti di questa zona del parco che comprende l’Alpe di Succiso (m. 2017), la maggiore cima dell’area.

L’itinerario che ho percorso parte dal bar-rifugio del passo del Cerreto e si sviluppa lungo il confine, verso nord. Si segue un sentiero naturalistico con ceppi numerati che indicano zone particolarmente interessanti: il pascolo con le sue numerose fioriture primaverili, le doline, il sottobosco della faggeta, sorgenti etc.

In mezz’ora si giunge al Passo dell’Ospedalaccio, raggiunto anche da una panoramica strada sterrata, che consiglio di percorrere in MTB. Qui c’è un’enorme prato, che in primavera si ricopre di splendide fioriture, tra cui spiccano particolarmente i narcisi bianchi. A nord s’innalza bruscamente il Monte Alto, il suo fianco ripido diventa sempre più brullo e culmina con aguzzi salti rocciosi. Gli audaci fra di voi saranno spinti ad affrontarne le difficoltà percorrendo il sentiero che ne segue la cresta e che a tratti è attrezzato.

Se invece si prosegue per le Sorgenti del Secchia, dopo una breve salita, si sarà ripagati nell’accedere ad una conca fatata: una prato di erba corta e verdissima, protetta dagli impervi pendii del Monte Alto e dell’Alpe di Succiso a nord, est e ovest, con decorazioni di faggi e a sud-est la protezione è costituita dal fitto bosco dal quale si emerge. Un paio di ruscelli di acqua limpida ne solcano la terra, mentre è facile trovare compagnia in un gruppo di cavalli semibradi. Quest’anno c’era anche un puledro ed una cavalla incinta.

Qui ho messo la tenda e mi sono goduto uno stupendo spettacolo naturale: il sole calante sfiorava la cresta rocciosa e dipingeva d’oro i faggi e le rocce, creando preziosi riflessi sfuggenti sui ruscelli adornati di grandi fiori gialli. Gli uccelli cantavano i loro richiami serali, chi si preparava a dormire e chi si svegliava, pronto ad iniziare una notte di caccia. I cavalli si rincorrevano spensierati, mentre la cavalla incinta se ne stava in disparte continuando a brucare, d’altronde deve alimentare due stomaci!

La notte è stata molto agitata, il vento soffiava molto forte e comprimeva e piegava la tenda. Al mattino si è calmato e col sole a scaldarci abbiamo fatto colazione con vista.

La salita alla Sella del Casarola, sul crinale che congiunge l’Alpe di Succiso al Monte Casarola è piuttosto precipitosa. A parte un dolce inizio attraverso la faggeta, appena si esce allo scoperto il sentiero s’impenna, guadagnando quasi tutto il dislivello che separa la conca dalla sella in un’unica tirata. Per fortuna basta alzare lo sguardo e lentamente farlo scivolare sulle rotonde e verdi forme che formano l’appennino reggiano. Dal continuum di faggi emerge prorompente la cima del Monte La Nuda, con la sua corona di spine rocciose. Raggiunta la sella siamo stati colpiti da uno sferzante vento che soffiava così forte da ostacolare il cammino. Da qui in un quarto d’ora di spettacolare cavalcata lungo il crinale, che sembra di essere sospesi nel vuoto, si raggiunge la vetta dell’Alpe di Succiso.

Dalla cima si gode il panorama a 360 gradi sul territorio circostante. Si riescono ad individuare le caratteristiche saliente del paesaggio: i crinali del Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano a nord-ovest, immaginando il Lago Paduli fra due onde di terra; il lago del Monte Acuto, ma non il Rif. Città di Sarzana, nascosto dagli alberi; la Pietra di Bismantova a nord-est, se la giornata è particolarmente limpida; il Monte Cusana ed il Monte La Nuda a sud-est; a sud-ovest il crinale scende fino al Passo della Roccia Tagliata e poi risale sul confine con la Toscana.

Per il ritorno si può percorrere a ritroso la cresta fino alla sella e continuare fino alla vetta del Monte Casarola, per poi discenderne il crinale orientale fino ad incontrare la strada forestale che riporta al Passo dell’Ospedalaccio. Consiglio questa variante, anche se la discesa è ripida e stancante e il ritorno lungo la forestale più lungo, per lo spettacolo che si gode passo dopo passo: l’appennino che dolcemente degrada verso la pianura, i monti che diventano verdi colline, contrappuntate dallo spillo della Pietra di Bismantova. Nel bosco, inoltre, non è raro sorprendere qualche animale: il capriolo o la più furtiva volpe.

Bivacco alle Sorgenti del Secchia

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